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Il destino dei parchi nazionali

Mario TozziAvevo deciso di estraniare dal blog le questioni politiche, ma stamattina, sfogliando “Consumatori”, ho letto questo articolo di Mario Tozzi (il bravo conduttore di “Gaia” ma soprattutto primo ricercatore del Cnr) e sono rimasto basito. Non aggiungo altro, leggete voi stessi.

In una crisi economica senza precedenti, fra le tante criticità, vorrei segnalarne una particolarmente significativa, esempio di quanto l’ambiente sia difeso in questo paese solo a parole e certo non nei fatti. Abbiamo più volte ricordato come il turismo nei parchi nazionali sia una delle poche voci in attivo della bilancia commerciale italiana, con +16% rispetto all’anno precedente e oltre 30 milioni di presenze nelle aree protette.

E’ un turismo di qualità, di gente che torna e vorrebbe ritrovare un ambiente poco contaminato e trattenersi magari più a lungo. Come si farà a convincerli che vale ancora la pena, se i parchi italiani vengono ridotti al lumicino? La dotazione ordinaria dei 23 parchi nazionali è stata da tempo tagliata quasi alla sola sussistenza, per cui ora si cerca di spremere sangue dove non ce ne è più nemmeno una goccia. I presidenti dei parchi nazionali italiani non ricevono la loro indennità da gennaio e la pubblica amministrazione intima loro di restituire addirittura quanto guadagnato nel 2010. Per risolvere i problemi economici del paese non si azzerano i doppi ruoli pubblici (magistrati che conservano ruolo e stipendio mentre ricoprono altri incarichi ben retribuiti, e parliamo di centinaia di migliaia di euro), ma si tagliano i compensi dei presidenti di uno dei pochi settori in cui lo stato fa una bellissima figura. I parchi conservano un valore per tutti i cittadini grazie al superlavoro dei propri dipendenti e del Corpo Forestale dello Stato, portano valore economico e incrementano la qualità della vita.

I presidenti dei parchi non sono presidenti di bocciofile: tra l’altro hanno la responsabilità legale degli enti e dunque il loro ruolo non può essere onorario, come il ragioniere centrale dello stato sostiene. E indovinate un po’ di che cifre astronomiche si tratta? Quale risparmio si ottiene? In media 1.500 euro netti al mese, che, messi tutti insieme, probabilmente non fanno lo stipendio mensile del ragioniere centrale.

Siamo tutti disposti a fare sacrifici ed è giusto che chi ha di più paghi di più, ma qui rasentiamo il ridicolo: un risparmio inesistente per chi si prodiga quotidianamente a proteggere i gioielli del Belpaese. Siamo oltretutto in una congiuntura particolare: molti presidenti dei parchi sono in scadenza e vanno rinnovati o sostituiti. Chi si potrà chiamare a zero euro di compenso? Chi vorrà venire, magari spostandosi da un’altra regione? Come si spera che i parchi reggano a questi attacchi continui? Poi ci si mettono le solite resistenze inculturali: al Parco Nazionale del Circeo è stato appiccato il fuoco nei pressi della residenza del presidente, tanto per capire che aria tira. E, infine, si vorrebbe rivedere la legge 394 istitutiva dei parchi nazionali. Per migliorarla? Può darsi, ma i primi emendamenti non lasciano sperare nulla di buono. Forse sarebbe meglio chiudere i parchi nazionali e dire coerentemente addio alla protezione della natura nel nostro paese.

Mi sono permesso di riportare l’articolo per intero in quanto “Consumatori” non è una rivista normalmente in vendita nelle edicole e perché mi sembra giusto diffondere la notizia, avendo anch’io una casa all’interno di un parco che vorrei venisse difeso con tutti gli strumenti del caso. Un altro chiaro esempio, se di altri esempi ci fosse ancora bisogno, di quanto le norme anticrisi adottate da questo governo siano una farsa, una barzelletta esattamente come il premier che ci ritroviamo. E non dimentichiamoci del suo organico che, invece di mettersi a recuperare soldi con gli sprechi reali, si mette a costruire manovre “ad cazzum” infilandoci dentro cose come queste.

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