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L’Angoulême Sans Sourire

Tania Salce e D'Uva (e candy crush saga)Con un po’ di giorni di ritardo, complice soprattutto una devastante febbre a 39,8 °C che mi sono beccato durante il viaggio di ritorno, è giunto il momento di tirare le somme sul festival di Angoulême di quest’anno. Lo so, ogni anno v’è sempre la solita trafila di critiche: che era un po’ sottotono rispetto agli anni precedenti, che l’anno scorso era più bello e c’erano più decorazioni, eccetera eccetera. Tuttavia, forse, quest’anno le polemiche hanno davvero un fondamento più concreto.

Ma raccontiamo le cose con ordine. Quest’anno ho veramente rischiato di non riuscire ad andarci e probabilmente me ne sarei pentito per tutti i mesi a venire. Tuttavia una serie di eventi fortunatissimi (ovvero un numero incredibile di persone che hanno disdetto il viaggio alla scuola di Firenze) mi ha permesso di trovare posto sull’autobus e di riuscire a partire.  Niente Marina o compagni di classe già conosciuti. Solo io, alcuni dei ragazzi che ho visto per la prima volta l’anno scorso, e un paio di ritornanti già diplomati negli anni scorsi. Ad accompagnarci un team All-Stars della scuola composto da Tania, il veramente chic Alessio D’Uva più Filippo ‘Pippo’ Rossi e Tommaso ‘Tommy’ Campanini.

Tralasciamo tutte le parti inerenti al viaggio e veniamo al mio nervosismo che quest’anno era a livelli talmente alti che a malapena riuscivo a sopportare. Solamente l’aver fatto vedere i miei lavori al D’Uva e a Filippo la sera è riuscito farmi ritrovare un po’ di fiducia in me stesso. Quando mi sono sentito dire “Dai, trova qualcosa da criticare… cosa gli possiamo dire?” le preoccupazioni hanno iniziato a diradarsi leggermente.

Effetto scemato completamente la mattina successiva quando siamo arrivati all’Hotel de Ville (il municipio NDR) e ho dato una mano a distribuire i pass. Il mio contatto in Soleil sarebbe arrivato solo di pomeriggio, tuttavia l’emozione mi ha fatto fiondare allo stand delle major a velocità supersonica. Una volta entrato, grazie al pass Autori, mi sono reso conto che era effettivamente un po’ prestino. Intorno a me lo stand deserto con un paio di tecnici che bestemmiavano perché uno schermo non si accendeva. Decido di uscire, pausa caffé, e al ritorno ritrovo il D’Uva e Filippo che salutano Giuseppe Camuncoli (ospite di Ankama per far dediche sul suo nuovo fumetto con Caryl Férey: Maori). Ho finito per inseguirli per tutta la mattinata. Odio queste figure da rompicoglioni ma davvero non ce l’ho fatta a restare da solo.

Arriva il pomeriggio e quindi anche il mio stalking alla Soleil e alla loro porticina segreta può iniziare. Porticina più difficile da trovare ma con spazi più grandi nascosti al suo interno, visto che da quest’anno lo stand Delcourt e Soleil sono diventati un tutt’uno. Certo, diviso a metà e con fumetti ben distinti visto che i team rimangono separati, ma tutti racchiusi in un unico posto. Finalmente alle 15:00 mi fanno entrare, il mio obiettivo può finalmente ricevermi.

Quello che seguirà sarà il colloquio peggio parlato della mia vita. Ho chiesto io di farlo in inglese (sapendo già dall’anno scorso che lui lo parla senza problemi) e tuttavia finivo sempre per tentare di dire le cose in francese. Lui alla fine è stato corretto, io no. Pazienza, ci siamo capiti lo stesso. In ogni caso penso che la mia sorpresa di quest’anno sia riuscita a darmi un minimo di visibilità in più: voi che seguite il blog non lo sapete ma prima di natale ho fatto colorare due pagine a Tony Washington, il colorista di World of Warcraft, Darksiders e, nel caso che interessa a me, anche di Elyne! “Quindi lavori con Tony Washington?”. Ho dovuto essere sincero: “Veramente no, gli ho chiesto una mano per presentare le cose a te in modo da farti vedere il risultato finale. Comunque è stato molto simpatico e ha detto che si è divertito molto nel colorarle”. Tutto vero eh, non ho inventato nulla.

La parte in cui sfogliava il book è stata penosamente breve, non perché non lo volesse vedere ma per via delle poche pagine che vi albergavano quest’anno. Purtroppo non ho potuto includere quasi niente delle vecchie pagine, specialmente quelle che gli ho mandato durante lo scorso anno, in quanto non sono minimamente sufficienti al livello che richiede la sua casa editrice. Con mio sommo stupore nemmeno lui mi critica nulla né del disegno né dello storytelling. Che sia la volta buona? Spezzo subito il silenzio parlando del progetto: “Ovviamente io mi propongo come disegnatore ma se ti interessa il progetto posso mandartelo via mail…”, “No, non sto cercando progetti in questo momento perché ho tanti sceneggiatori fermi con progetti che devono ancora partire. L’unica cosa è che nelle tue tavole i personaggi sono troppo “cartoony”, per i progetti che devo iniziare io mi servirebbe uno stile semi-realistico, simile a Joe Madureira”. Ora la direzione era rivelata. Nuovo scambio di contatti e una raccomandazione da parte sua a insistere e rimandare più volte la stessa mail, anche identica, finché non risponde.

Locandina Angouleme 95Anche quest’anno la parte emotiva-traguardopersonale era fatta. Il resto sarà tutto in discesa a cominciare dal rilassante birrino a Le Chat Noir con Nicola Saviori (con il quale finalmente sono riuscito a scambiare qualche parola in più) e Luca Salce. Davvero una bella sorpresa ritrovarlo lì nei giorni della fiera, cosa che mi ha anche dato modo di fare un interessante scambio di esperienze riguardo alla Bookmaker Comics. Esperienze da tenere rigorosamente sotto il più stretto riserbo, purtroppo.

Ma non è finita lì! Ricordatevi per bene di ciò che sto per raccontarvi: Cerco di far vedere le mie cose ad Ankama, ma vengo dirottato ad una mini fila sul lato delle dediche. “Per gli incontri con gli editori devi prendere l’appuntamento. Tutti gli incontri si svolgono qui dietro, nel Latitude Pub”. L’incontro è alle 11:45 di domani.

Il secondo giorno ha dato luogo a un incontro con un editore esilarante. Arrivo in fiera e mi metto in fila per la Sandawe e qui succedono alcune cose interessanti. Inizio a parlare con un paio di ragazzi francesi con i quali riesco incredibilmente a farmi capire senza problemi segno che il mini corso di Francesca ha dato davvero dei frutti, quando ecco che entra nella fila una ragazza. Io purtroppo non ero all’altezza del discorso ma i ragazzi davanti a me sì e quel che sono riuscito a capire è stato davvero disarmante.

La ragazza lavora per una sorta di sindacato chiamato La Maison Des Artistes e stava cercando di far iscrivere a questa associazione quanti più fumettisti (abitanti in francia) possibile perché a quanto pare vi sono dei tagli preoccupanti in vista. Perciò più il sindacato riesce a schierare grandi numeri più la loro voce può essere udibile. Durante tutti i giorni della fiera c’è stato questo alone misterioso che riguardava questi tagli che il governo starebbe per fare ma della cui entità nessuno sà nulla di preciso e visto l’impegno costante di questi ragazzi la situazione non sembra essere di entità trascurabile. Questo anche perché la BD franco-belga è una sorta di garanzia per tutti gli altri mercati -principalente europei- ma di un po’ tutto il mondo. Quindi se qualcosa inizia ad andare per il verso sbagliato lì… dio ce ne scampi. Ecco dunque spiegato in poche parole il perché del titolo e del primo paragrafo. Il malcontento e l’incertezza si sono fatti vedere un po’ in tutti gli aspetti del festival, dall’organizzazione alla presenza degli editori che sono stati pochi e che si mostravano un po’ a singhiozzo.

Dopo tutti questi discorsi la fila è scorsa e toccava a me. L’uomo di Sandawe non taceva un attimo e parlava in francese. Fortunatamente ho capito praticamente tutto. “L’anatomia è perfetta, lo storytelling molto buono, si vede che hai cercato di raccontare tutto in maniera semplice e funziona benissimo, i personaggi recitano benissimo…” insomma tutto perfetto fino a che non arriva a dire che secondo lui l’inchiostrazione delle cose in primo piano è troppo pesante. “Ma questo è un mio parere eh! Ci sono case editrici a cui sicuramente va benissimo, ma per me è troppo spesso, troppo carico.”. Poi chiude il book e “Au revoir”. Niente contatto, niente di niente.

Guardo l’orologio: 11:35! Esco e corro al Latitude Pub, arrivo esattamente 2 minuti prima dell’incontro e inizio a guardarmi attorno. Nessuna traccia di loghi Ankama. Chiedo ai baristi e nessuno sa niente. Rifaccio nuovamente il giro e finalmente noto un bigliettino col logo appeso alla porta. “Tutti gli incontri della mattinata sono stati annullati, se ne volete un altro dovete riprenderlo allo stand”. Dannazione. Vado allo stand e ne concordo un’altro per le 18:15.

Dopo mezzogiorno parlo con un paio di ragazze della scuola che hanno fatto l’incontro nel primo pomeriggio e vengo a sapere che l’editor in effetti non c’è, loro hanno incontrato un suo galoppino che dava biglietti da visita. Tra me e me stavo sperando che per l’orario in cui l’avevo preso io l’editor vero e proprio sarebbe arrivato ma sospettavo in realtà molto di peggio.

Fast Forward alle 18:15. Per evitare problemi mi presento al pub alle 18 e inizio ad esplorare il capiente localone. Di nuovo nessuna traccia. Vedo due ragazzi francesi con dei progetti in mano, ci scambiamo un paio di sguardi d’intesa e loro mi domandano per primi: “Ankama?”. In breve scopro che anche loro sono lì per l’incontro, che doveva essere alle 18, ma non hanno trovato traccia dell’editor. Di nuovo domandiamo ai baristi: loro non ne sanno nulla. Mi scappa un “Ma non è possibile! Hanno preso tutti gli appuntamenti qui dentro, com’è possibile che non vi abbiano detto nulla?” e la ragazza mi guarda con l’aria di chi non può farci niente.

A questo punto uno dei due ragazzi entra allo stand per chiedere dove sia questo editor e io mi siedo assieme all’altro ad aspettare e a curiosare il loro progetto. Quando il ragazzo torna riecco la solita tiritera: l’editor non c’è, se vogliamo un appuntamento dobbiamo prenderlo per domani. L’esasperazione è tanta e chiudo il discorso con i due malcapitati con un “pas professionnel” ricevendo in risposta un sacrosanto “pas du tout”.

Il giorno successivo riuscirò finalmente a incontrare questo sfuggente editor facendomela descrivere e incalzandola alla fine di un incontro con un’altra persona. In pratica lei segue le serie noir perché l’editor della parte fantasy era a casa malato. Ho lasciato il mio fascicolo ma dubito fortemente che raggiungerà mai le mani di chi di dovere. Insomma, almeno ci ho provato.

Alla fine del festival mi sono reso conto di essere rimasto un po’ deluso. A ben pensarci tuttavia diverse cose positive ci sono state. Non sono mai stato stroncato in un colloquio, anzi, sono tutti andati inaspettatamente bene e ho avuto diversi indizi su cosa fare prossimamente. La vera prova del nove comunque arriverà in questi mesi, speriamo che quest’anno sia davvero l’anno della svolta!

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