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L’Anime che non mi aspettavo

Avevo fatto voto di utilizzare il blog nella maniera in cui dovrebbe essere utilizzato un blog, non come fanno le ragazzine che raccontano della propria giornata, tt bn gg frency tvtb kiss love, e cose del genere per intenderci (che poi fingono di giustificare quella scrittura orrenda con “avevo fretta”, quando in realtà sono sicuro che per scrivere un post impiegano un tempo spropositato).

Perciò, siccome oggi farò una divagazione, mi voglio far perdonare postando la versione semi-definitiva di Samuel Griffith, il meccanico e proprietario dell’astronave di Firefox, la NRV-SABRATHA. (Dove NRV sta per Non Registered Vessel, questa la spieghero meglio più avanti, e Sabratha è un’antica città romana ritrovata nel deserto della Libia, non una scelta particolarmente significativa, ma il nome suona abbastanza bene). Oggi mi metterò al lavoro sul Character Sheet di D, vedrete, vi stupirà.

Ma torniamo al post che volevo fare all’inizio. In realtà si tratta di un post che affronto con un minimo di dubbi. Non vi è mai capitato di voler parlare di qualcosa a qualcuno, ma non sapete a chi fare il discorso perché non avete idea di come la prenderà, cosa penserà e se la cosa gli interessi? Ecco, è esattamente questo il problema, perciò il blog mi sembra il mezzo migliore per parlarne, visto che il discorso lo voglio fare e se a qualcuno non interessasse è sufficiente che smetta di leggere.

L’anime del titolo è Toradora!, anime iniziato da 8 settimane in giappone e che ho deciso di seguire perché il riassuntino mi ha convinto. E’ il classico shojo manga trasportato in anime, con tutti gli elementi tipici che lo contraddistinguono, nessuno escluso. Qualche giorno fa mi sono capitate per le mani anche un paio di recensioni di anime-fans italiani e tutte parlavano di che anime straordinario sia, del fatto che “le sigle non sono certo comuni” e via dicendo. In realtà è una produzione abbastanza in linea con tante altre, animata da J.C. Staff, generalmente produttrice di cose che tecnicamente lasciano molto a desiderare, nonostante stavolta se la stia cavando più che discretamente, e con delle sigle che non mi pare abbiano chissà quale appeal. Per un italiano si salvano, suppongo, solamente perché suonano esotiche: la sigla di testa recita ripetutamente “PRE-PARADE”, che a noi italiani fa un effetto bizzarro, in quando viene prounciato in modo simile a “preparato”, mentre quella finale è proprio irrimediabilmente da shojo. Fa paragoni con la Vaniglia… ho detto tutto.

“Ma allora cos’ha di particolare?” vi starete chiedendo. E’ quello che mi sono domandato anche io nei 3 o 4 giorni che ho impiegato per mettermi in pari con le puntate, quando non riuscivo a smettere di guardarlo. Poi finalmente ci sono arrivato: la protagonista, Aisaka Taiga, è la mia copia sputata al femminile. Talmente simile fin nei dettagli da far paura. E non lo sto dicendo a cuor leggero, è stato necessario un esame di coscienza per arrivarci.

La storia molto in breve: Ryuji Takasu è un ragazzo che viene scambiato da compagni e insegnanti per un teppista a causa del suo aspetto intimidatorio, mentre in realtà è un ragazzo gentile e diligente, persino maniaco delle pulizie. Un giorno, a scuola, riceve un pugno da Aisaka Taiga, ragazza con il medesimo problema, ma che viene definita “the palm-sized tiger” per un motivo ben più valido. Ryuji la incontra successivamente nella sua classe, quando lei cercherà inspiegabilmente di togliergli di mano la borsa, per poi rinunciare e andarsene offendendolo. Quando Ryuji però torna a casa trova nella sua borsa una lettera d’amore vuota. Nottetempo, Aisaka si introduce in casa sua, con una spada di legno, per riprendersela e così vengono svelati i misteri. Ad Aisaka piace Kitamura-Kun, un amico di Ryuji, ed ha sbagliato la borsa in cui mettere la busta (oltre a dimenticarsi di metterci la lettera). Alchè Ryuji, per rincuorarla, le racconta -per sbaglio- di essere innamorato di “Minorin”, un’amica di Aisaka. Inizia così un lavoro di aiuto reciproco: Lui deve trasformarsi nello schiavetto di lei e farla mettere insieme a Kitamura-Kun, pena la rivelazione all’amica, mentre lei aiuterà lui a mettersi insieme a Minorin.

Tuttavia si scoprono in lei un sacco di lati del suo carattere che vanno ben oltre alla cattiveria, e nei quali mi ritrovo in uno per uno. Il caratteraccio negli stessi momenti in cui lo tirerei fuori anche io contrapposto alla calma quando poi sono a casa, il fatto di mettere al corrente persone vicine a colei che mi piace per avere un aiuto nel conquistarla, il non saper andare in bici (pure io ho imparato in terza media, quindi molto tardi), la puntata dedicata a lei che voleva una foto di Kitamura è paurosamente vicina a una vicenda che mi capitò con Valeria molto tempo fa, il fatto che neppure lei sappia nuotare è un’altra cosa che ci accomuna (anche se io in realtà volevo imparare, ma non ho potuto per questioni di salute) così come la comune timidezza nel farsi vedere in costume… insomma, più lo guardo e più mi sembra di vedere uno specchio di me stesso. E’ affascinante ma allo stesso tempo inquietante.

Non vedo l’ora di sapere come prosegue, chissà se ci prenderà ancora.

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