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Non scorderò mai…

Quella mattina di sole, come tante, che ha iniziato a Tremare. Subito quel rumore, come di qualcosa che grattava il cemento. Poi l’ondeggiare, che non smetteva. Poi le crepe nei muri. Poi i pezzi di intonaco che cadevano a terra, grandi. Apro la porta che dà sulle scale, come a cercare la salvezza ma rimango impietrito. Anche sulle scale è tutto uguale, crepe, roba che cade, urla.

Fu in quell’istante che ho pensato “è finita”. E dopo quel pensiero un senso di disperazione, impotenza, talmente forte da essere tangibile. Lo sentivo al centro del petto come qualcosa che mi stringeva le interiora sempre di più, sempre di più. Poi d’un tratto il silenzio.

Mi affaccio alle finestre. Polvere dalla chiesa. Don Ivan era là dentro, nel pomeriggio saprò della sua morte. Il tetto della casa della Candida definitivamente andato, dopo che si era ostinata a negare che avesse subito danni dall’altra scossa. La Patty che urlava di scendere perché secondo lei il palazzo era inclinato.

Scendo e mi dimentico il cellulare. Telefona Noemi, che aveva sentito del terremoto alla radio. Telefona mia madre che è da sola a casa. Corro alla macchina, davanti al nuovo palazzo antisismico che evidentemente tanto antisismico non è. La strada è un percorso a ostacoli tra i calcinacci.

La casa nella curva della Lameplast, ogni volta che ci passerò davanti avrà la parete sempre più staccata e inclinata.

Arrivo a casa, per fortuna è tutta intera, ma non è finita lì.

BOOOOM… Rattle. Un “boom” come non ne esistono altri in natura. Botte continue. I pini della siepe che tremano. La terra sembra su delle molle gigantesche. Anche quando non ci sono scosse non resta mai ferma.

Durante la scossa di mezzogiorno ero in mezzo all’orto. Un rumore sordo forse anche peggiore del frastuono che si sentiva nel condominio a Rovereto. Vedo John che corre fuori di casa. Mio padre era nel sottoscala a prendere le bottiglie d’acqua.

Il giro con il Patrol. La Sara e la Schiffer che non riuscivano a telefonare a Rolando. Andiamo a casa di sua madre a dirgli che lo aspettano. Quell’intera via sarà praticamente cancellata.

La visita di Isacco, che alla domanda se casa sua avesse fatto qualcosa ha risposto “No, io sono nero, il terremoto a me non mi vede!”. Hai vinto!

Il DJ di Radio Bruno che dopo una delle tante scosse, a metà canzone dice “paura eh?”.

E poi la prima sera praticamente in bianco. Il silenzio, rotto solo dai “boom”. Qualcosa striscia sotto terra. E verso le due di notte una colonna di mezzi della protezione civile. Anche da Age sono tutti svegli, li stanno guardando anche loro.

La visita di Simone. Andiamo a fare colazione al bar. Lui prende 5 paste, io ho paura a stare dentro al bar. Il commento del barista “Non mettetevi davanti alla porta perché al primo segno io parto e sono un bulldozer. Non m’interessa chi c’è in mezzo, io metto sotto tutti!”

Mi metto col portatile il più vicino possibile alla finestra della camera, ma il WiFi prende poco. Guardo le notizie su Repubblica.it. “La mappa del sisma in tempo reale”. Le foto di Mirandola.

La tenda in giardino.

Le partite a uno.

Teniamo Botta.

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