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Ponte San Gesù

Lo dissi già all’esordio che questo blog sarebbe diventato anche un raccoglitore di sogni, perciò eccone un’altro bello strano che mi va di tenere catalogato. Con estrema probabilità si tratta di un sogno che non ha il benchè minimo appeal per chiunque non ne faccia parte (forse nemmeno per loro), perciò questo è un uso totalmente privatistico del blog. Proseguite nella lettura totalmente a vostro rischio e pericolo di tedio.

Tutto è cominciato nell’appartamento Fiorentino di Eva, ma non si trattava del solito appartamento. Tutti gli spazi erano più piccoli di quanto non siano in realtà. Una volta entrati, sulla sinistra vi era uno stretto spazio rialzato rispetto al corridoio adibito a salottino, con un paio di tavolini bassi rotondi circondati da 6 poltroncine. Sul lato stretto, cioè quello opposto al corridoio, vi era una piccola finestra. Io e Noemi siamo appunto andati a trovare Eva e ci siamo accomodati sulle poltroncine.

Al nostro arrivo, oltre ad Eva e al Gerber, vi era un elettricista che stava controllando le prese. Pare fosse lì già da un po’, in quanto ci ha interrotto per dire che le aveva controllate tutte senza trovare il problema, mancavano solo quelle del salottino in cui eravamo noi. Ovviamente lo spazio angusto non gli permetteva di lavorare e chiese a me di spostarmi per farlo passare. Eva non era per niente entusiasta della cosa. Anzi. Dopo essermi spostato Eva ha iniziato ad offendere l’elettricista, dicendogli che non aveva il diritto di comportarsi così quando c’erano ospiti in casa. Io ho cercato di farle notare che mi ha chiesto di levarmi solo per finire il suo lavoro, ma lei non voleva sentire ragioni e si stava arrabbiando sempre di più. Ad un certo punto Noemi temeva che se avessi continuato a difenderlo si sarebbe arrabbiata anche con me e ha tagliato corto dicendo che dovevamo andare o avremmo fatto tardi. La scusa è fin troppo classica ormai, ma funziona sempre bene.

Una volta usciti eravamo ancora nel primo pomeriggio e con l’incognita di dove andare. A Noemi venne quindi in mente di portarmi a vedere un ponte sull’Arno che doveva essere il più maestoso e importante di tutta Firenze ma che non è mai stato completato: il ponte di San Gesù. (no dico… SAN Gesù! :D) Una volta arrivati mi trovai di fronte ad un ponte altissimo, tutto di marmo bianco, dalla forma simile al ponte del diavolo però sorretto da due statue maestose immerse nell’Arno. L’incompletezza del ponte sta nel fatto che mancavano le due rampe che lo congiungevano alle rive, vi era solamente la parte centrale. Per salire bisognava entrare nelle scale a chiocciola poste all’interno delle statue e una volta arrivati in cima si sbucava sul ponte vero e proprio, strettissimo. Talmente stretto che si riusciva a toccare entrambi gli scorrimano contemporaneamente allargando le braccia. Noemi trotterellava tranquilla sul ponte deserto davanti a me ma, non appena si voltò per chiedermi se mi piaceva, vide che ero terrorizzato. Camminavo a tentoni, tenendomi a entrambi gli scorrimano a causa delle vertigini (strano, in quanto di solito non le ho). Vedendo la scena corse verso di me domandandomi “scusascusascusa!” e scendemmo.

Dopo questa ennesima tappa decidemmo di tornare a casa, ma non alloggiavamo a casa sua, bensì in un hotel di lusso a 5 stelle. Raggiunta la camera ci buttammo sul lettone dalla coperta rossa con risvolto bianco a gioire dei benefici dell’aria condizionata nel luglio fiorentino. Dopo alcuni minuti stavamo per iniziare a baciarci ma in quell’istante comparve in camera mio cugino che iniziò a chiedermi delle cose. Io la presi particolarmente male e mi arrabbiai come poche volte. Talmente tanto da farlo uscire mestamente dalla camera. Non avendo mai visto una tale reazione in lui guardai Noemi con sguardo interrogativo e decisi di seguirlo. Lo raggiunsi ormai davanti all’entrata dell’albergo, dove Ornella Vanoni stava aspettando un taxi. Chiarimmo l’equivoco, parlammo per alcuni minuti del più e del meno, e poi ci salutammo. Era tempo di tornare da Noemi.

Al mio ritorno in camera però Noemi non c’era più, probabilmente era uscita ma non poteva essersene andata dall’albergo, visto che io e Simone eravamo davanti all’entrata. Decisi quindi di scendere a cercarla ed entrai nel salone delle feste dell’albergo, gremito di gente e con ai muri degli eleganti drappi verdi dai bordi dorati, coordinati nei colori alle lampade a muro in stile antico. Dopo aver scostato un pò di gente la vidi intenta a parlare con un ragazzo che non conoscevo. Mi avvicinai sospettoso e lei, una volta accortasi di me, scostò violentemente il ragazzo con entrambe le mani e mi guardò. Purtroppo però, prima di poterle chiedere qualsiasi spiegazioni mi svegliai.

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One Response to Ponte San Gesù

  1. Bakke says:

    Disegna il ponte evangelico a questo punto -.-”

    (e il sogno non è realistico perchè Eva non si incazza! A meno che non fosse un demone dentro Eva)