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Riflessioni per Creatori di Mondi

mondoAaah, che bel titolone altisonante! Mi sembra quasi che la metà dell’opera (cioè scrivere questo post) sia compiuta già con questo. In realtà il post che vi accingete a leggere nasce da una interessante discussione avuta con Noemi questo fine settimana.

Si parlava della creazione di un mondo Fantasy in cui ambientare delle storie e di come la stragrande maggioranza dei mondi già creati sia in realtà una riedizione, leggermente riveduta e adattata, di ciò che creò J.R.R. Tolkien, ormai, attorno agli anni ’30. Sono veramente pochi gli autori, o i team di autori, che si sono spinti molto oltre e che hanno avuto successo con ciò che hanno creato.

Tutti gli universi Fantasy più famosi, a partire da Warhammer, passando per i Forgotten Realms o anche La Spada della Verità, attingono a piene mani dalla terra di mezzo. Che sia per la presenza di Elfi, che “funzionano” quasi sempre in modo analogo a quelli creati da Tolkien, o per qualche luogo caratteristico come la foresta di Fangorn, i rimandi si sprecano.

Del resto è innegabile che Sir. Tolkien abbia fatto un lavoro di pianificazione coi contro fiocchi e che il suo mondo Fantasy sia entrato talmente tanto nelle nostre teste da essere accettato quasi universalmente come quello ufficiale. Quello che ci si aspetta. Quello che definisce le regole che ci aspettiamo di trovare in un mondo fantasy perché a noi familiari. Ma allora è davvero possibile creare qualcosa di totalemente nuovo?

Qualcuno potrebbe dire che ormai non si inventa più nulla. Concordo, ma la domanda spara volutamente in alto. Personalmente credo che il posto per creare qualcosa di “estremo” ci sia e che in un progetto di tale portata sia necessario che la pianificazione coi controcaxxi ci sia e che si veda. Il vero problema è QUANTO ci si può effettivamente allontare?

Parlando con Noemi, infatti, siamo arrivati a discutere della cultura di un ipotetico popolo di questo mondo fantasy. Alla fine delle varie elucubrazioni siamo arrivati a pensare che non è possibile discostarsi più di tanto dai modi di pensare che ci appartengono. In fin dei conti stiamo pianificando una storia che deve essere letta da degli esseri umani e se vogliamo che questa storia funzioni e susciti nei lettori un qualche genere di emozione bisogna rimanere su vicende e modi di pensare che il lettore possa condividere. Se creiamo un popolo che si rifà a dei valori strampalati e che agisce per perseguire cose che ci sono del tutto estranee il lettore non si appassionerà mai. Non si immedesimerà mai nelle azioni dei protagonisti se non percepisce che queste possano essere importanti per un fine che non comprende o che non arriva a considerare importante.

Voi che ne pensate?

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