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Sangue di Troll – Gotrek e Felix in italiano

Copertina di Sangue di trollIn queste ore di conteggio di schede che preannunciano il disastro distolgo volentieri l’attenzione dai media per rivolgerla a cose ben più piacevoli e che mi danno la possibilità di usare per la prima volta l’integrazione blog di aNobii: ho appena finito di leggere il primo libro della saga di Gotrek e Felix in italiano. In che stato sono arrivati i due avventurieri più famosi del mondo di Warhammer nel paese della mafia, della pizza e del mandolino? Scopriamocelo.

Innanzitutto una doverosa introduzione per chi non sa chi siano i protagonisti di questa saga. Gotrek Gurnisson e Felix Jaeger (di cui abbiamo una diapositiva) sono una coppia tra le più maleassortite che si siano mai viste. Felix Jaeger è il colto figlio di un ricco mercante di Altdorf che, dopo essersi messo nei guai per aver manifestato contro alcuni personaggi importanti dell’impero, stava per essere punito con la vita. Ma prima che gli zoccoli del cavallo del suo carnefice potessero dare l’esempio agli altri manifestanti ecco arrivare Gotrek Gurnisson a salvare il nostro biondino. Gotrek è un Nano Sventratroll, ossia appartenente a un culto di Nani che hanno compiuto un errore imperdonabile in passato e cercano la morte in battaglia per redimersi, trasformandosi quindi in rancorose macchine da guerra che sfidano i nemici più grossi, mostruosi e potenti che riescono a trovare sul campo di battaglia. Fu così che, sotto l’effetto dell’alcool in una taverna, Felix giurò al suo salvatore di raccontarne la morte in un poema epico… giuramento di cui si pentirà più di una volta, perché Gotrek non è per nulla uno Sventraroll di successo: proprio non riesce a morire!

Ho fatto questa introduzione perchè sul libro in versione italiana (opera di Hobby & Work) non c’è traccia di una prefazione alla storia. Guardando con attenzione mancano un sacco di cose che avrebbero potuto giustificare parte dei 9,90 € sborsati per acquistarlo: la copertina è sottile e non brilla certo per eleganza, con quella costina arancione vivo, la scrittona “Fantastic Novels” che prende una buona porzione della prima, togliendo spazio ad una delle peggiori illustrazioni della coppia che siano mai state pubblicate. La scritta “Warhammer Novel” è piccola e di difficile individuazione. Sfogliandolo si nota la consueta carta riciclata giallastra e per l’appunto non uno straccio di introduzione, informazioni sull’autore o qualsiasi altra informazione sfiziosa, solamente il nome del traduttore. Non c’è traccia nemmeno di un sommario che ci indichi dove inizino i sette capitoli di cui è composto il tomo, perciò armatevi di segnalibro.

Vediamo anche un po’ di buone notizie: la traduzione è molto curata. Nonostante il romanzo sia datato 1989, il fatto di essere arrivato in italia così in ritardo ha permesso di utilizzare i termini del mondo di warhammer come li conosciamo dalla traduzione della sesta edizione. Perciò la “Mutapietra” è già “Warpietra“, le Badlands sono le Malelande, gli uomini bestia hanno Gor e Nogor e in generale tutto corrisponde e funziona a meraviglia. L’unica perplessità è data dall’inno che noi conosciamo come “Sangue per il Dio del sangue, Teschi per il trono di Khorne” che nel libro recita “Sangue per il Dio Sanguinario, Teschi per il trono del Teschio” e compare per ben tre volte in questa forma… Mi viene da pensare che anche l’originale di William King fosse così, vista la precisione con cui sono riportati i nomi di Khorne, Slaanesh e Tzeentch nelle altre parti del libro, in quel caso non ci si poteva davvero fare nulla.

E’ quando andiamo a vedere com’è scritto il libro che iniziano le notizie meno buone, ma questa non è certo colpa dell’edizione italiana. Non aspettatevi di prendere questo libro e di leggerlo come un romanzo fantasy qualsiasi, non funziona in questo modo. Ogni capitolo del libro corrisponde a un racconto, scritto come se si dovesse leggere di per se. Perciò all’inizio di ogni capitolo riavremo una mini introduzione dei due personaggi, fortunatamente abbastanza breve e sciolta, ma che tende a stancare. I primi due capitoli sono francamente noia e mazzate sulle palle. Dal terzo capitolo in poi invece il ritmo sale, l’autore prende confidenza con la situazione e il proseguimento sembra addirittura scritto da un’altra persona. Purtroppo però questo metodo di scrittura non consente un granchè al lettore di immergersi nei luoghi e nelle situazioni e questo potrebbe essere un grosso deterrente per un nuovo arrivato.

Nonostante tutto le descrizioni dei luoghi sono piene di particolari e vengono fatte con similitudini per lo più azzeccate, le scene d’azione sono coivolgenti (il finale del terzo capitolo l’ho trovato magnifico). L’unico appunto che mi sento di fare è che più di una volta i pensieri di Felix sono decisamente prevedibili e semplici, da una persona così colta ci si aspetterebbe qualcosa di più in certe situazioni.

In generale non mi sento di dargli un voto, il mio giudizio sarebbe senza dubbio troppo condizionato dall’hype. Erano anni che volevo leggerlo, guardavo sempre il sito della Black Library senza mai decidermi a comprare quella maledetta raccolta e ora che li ho visti alla Edison ho finalmente sborsato la pecunia. Lo consiglio senza dubbio ai fan di Warhammer che si interessano anche alla storia, e non solo alle battaglie, ma di sicuro non a chi cerca la lettura di un buon libro fantasy.

Adesso non vedo l’ora di tornare alla Edison per prendere Skavenslayer e leggere come se la cavano con il MIO Veggente Grigio Thanquol! Naturalmente valuterò gli eventuali progressi di scrittura e li riporterò diligentemente anche qui sul blog. Vai Thanquol! :D

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