Perché le rune sono Serious Business!
Parola al maestro.

Rodi in tutta la sua bassezzaFinalmente! Tra un sito consegnato e l’altro (siti che però mi hanno permesso di intascare un po’ di utilissimi soldini aggiuntivi) sto finalmente esaurendo i miei compiti “extra disegno” e ieri sera ho potuto ritagliarmi una serata tutta mia in cui rimettere mano al file di Jestarsizius e concluderlo!

Tutto questo, però, dopo aver passato una buona mezz’ora del pomeriggio a cercare di calibrare un po’ il monitor del portatile in maniera atrocemente artificiosa. Ovvero, mettendo il portatile a fianco dello schermo, ottimamente calibrato, del PC fisso e ripetere la procedura di calibratura più e più volte fino ad arrivare ad un risultato abbastanza accettabile, tenendo conto dei forti limiti qualitativi di questo pannello.

Comunque sia ecco il famigerato Maestro Jestarsizius, lo stregone che ha deciso di prendere Rodi come apprendista e di iniziarlo all’arte della demonologia piegata al servizio del bene. L’unico mio dubbio riguardo a questo disegno, come ho scritto anche nella descrizione su deviantART, è l’ombreggiatura a luce minima che ho fatto alla figura intera. Francamente non so se sia un tipo di ombreggiatura adatta ad un Character Sheet che deve finire nelle mani di un editore o se sarebbe preferibile una maggiore “sobrietà”, con una più semplice ombra come ho fatto nel busto a destra. Sarebbe oppurtuno chiedere pareri a qualcuno…

(Don’t) Make Something Unreal

Sembra che questo mese mi stia proponendo un concentrato di spunti che mi spingono a postare qualcosa qui sul blog, e questo è uno di quei post che non vorrei mai fare ma che mi disturberebbe non condividere.

La scorsa settimana, aprendo Beyond Unreal mi sono ritrovato dinnanzi a questo. L’annuncio di un nuovo Make Something Unreal Contest, con l’aggiunta di Live alla fine, allusivo ad una fiera Inglese, il Gadget Show Live – praticamente una sorta di SMAU prima che diventasse una porcata chiusa al pubblico – che ne rappresenterebbe la conclusione e premiazione dei progetti vincenti.

Per chi non lo sapesse il Make Something Unreal Contest è stato uno dei momenti più entusiasmanti, interessanti e frenetici per la community di Unreal. La presenza di Nvidia, Intel, più altri sponsor famosi metteva in campo premi per un ammontare di 1 milione di dollari e, durante le varie fasi uscivano mappe, mod e total conversion di ogni genere. Il mod team vincitore si sarebbe aggiudicato una licenza dell’Unreal Engine e l’aiuto dei ragazzi di Epic Games per trasformare il loro mod in un gioco completo e farlo uscire sul mercato. Per un utente di UT rappresentava un’esplosione di vita e di contenuti mastodontica.

 Figo quindi? Parrebbe di no. Questa volta il MSUC non è legato ad un Unreal Tournament ma viene tutto svolto utilizzando l’UDK. Mossa sensata visto lo stato di più totale incuria in cui hanno deciso di lasciar sprofondare Unreal Tournament 3, ma la sensatezza finisce qui perché i progetti accettati sono rivolti solo ed esclusivamente alle piattaforme iOS, cioè iPad, iPhone, etc.

La parte più grave della storia però arriva adesso. La società che ha sponsorizzato questo MSUC si chiama Train2Game, una specie di scuola Inglese di cui non avevo mai sentito parlare. Non appena la notizia di questo nuovo contest ha iniziato a fare il giro dei forum ecco che iniziano a saltare fuori le prime informazioni. E non sembra proprio esserci nulla di buono!

Train2Game dovrebbe essere una scuola che ti insegna Game Development e ti aiuta quindi ad inserirti nel mondo della creazione di videogiochi. In realtà è una vera e propria bufala frega-soldi. Chi ha tentato di iscriversi ha mollato dopo alcune lezioni in quanto ciò che insegnano è a livello incredibilmente basilare e chi ha terminato il corso non è assolutamente in grado di cavarsela da solo in un ambiente di produzione. Ad aggravare le cose c’è anche quella bizzarra qualifica ‘TIGA’ che viene sbandierata nella loro homepage. Si tratta di una qualifica senza alcun valore, non corrisponde nemmeno al ‘Bachelor Degree’ richiesto da praticamente tutte le software house che assumono nuove leve. Insomma, se la sono inventata.

E se qualcuno volesse entrare? A quanto pare non è possibile.

Innanzitutto l’ingresso non è libero, perché per poter entrare in questo contest bisogna prima aver vinto un’altra loro competizione a pagamento. Oh, beh, in realtà non ha nemmeno importanza visto che le iscrizioni per quella competizione erano già chiuse al momento dell’annuncio di questo MSUC e i progetti accettati erano comunque molto pochi. Le barriere per entrare comunque non si fermano qui perché, dato che si tratta di iOS, bisogna possedere almeno un device con dentro iOS e pagare ad Apple la quota per sviluppatori. “Basta?” direte voi. Neanche per idea! Nel regolamento è anche scritto che bisogna andare all’università di Bedfordshire e trovarsi alloggio per due notti durante la prima competizione. Ovviamente viaggio e albergo di tasca propria. Costi che poi si moltiplicano nel caso si parli di un team di più persone. Addio quindi al “no entrance fee” che ha da sempre contraddistinto il Make Something Unreal Contest.

La cosa che fà più ridere di tutto questo? Sul sito del contest è stato scritto che tutti i progetti finiranno sotto licenza Creative Commons. Perché dovrebbe far ridere? Perché la licenza CC contraddice l’EULA dell’Unreal Development Kit, quindi è una cosa impossibile.

Ma dico io, è mai possibile che Epic Games, una società che già fa soldi a palate tra i vari giochi e le licenze dell’Unreal Engine 3, che mantiene libero uno strumento di una potenza incredibile come l’UDK per aiutare i giovani designer a crearsi una carriera, debba andare a infilarsi in una porcata atroce come questa? Per il momento l’unica cosa che sta guadagnando è opinioni negative. E nemmeno poche, visto che di positive non ne ho vista nemmeno una.

Sembra che si impegnino nel trovare cose per cui farsi odiare. Sta cominciando a diventare fastidioso.

Il destino dei parchi nazionali

Mario TozziAvevo deciso di estraniare dal blog le questioni politiche, ma stamattina, sfogliando “Consumatori”, ho letto questo articolo di Mario Tozzi (il bravo conduttore di “Gaia” ma soprattutto primo ricercatore del Cnr) e sono rimasto basito. Non aggiungo altro, leggete voi stessi.

In una crisi economica senza precedenti, fra le tante criticità, vorrei segnalarne una particolarmente significativa, esempio di quanto l’ambiente sia difeso in questo paese solo a parole e certo non nei fatti. Abbiamo più volte ricordato come il turismo nei parchi nazionali sia una delle poche voci in attivo della bilancia commerciale italiana, con +16% rispetto all’anno precedente e oltre 30 milioni di presenze nelle aree protette.

E’ un turismo di qualità, di gente che torna e vorrebbe ritrovare un ambiente poco contaminato e trattenersi magari più a lungo. Come si farà a convincerli che vale ancora la pena, se i parchi italiani vengono ridotti al lumicino? La dotazione ordinaria dei 23 parchi nazionali è stata da tempo tagliata quasi alla sola sussistenza, per cui ora si cerca di spremere sangue dove non ce ne è più nemmeno una goccia. I presidenti dei parchi nazionali italiani non ricevono la loro indennità da gennaio e la pubblica amministrazione intima loro di restituire addirittura quanto guadagnato nel 2010. Per risolvere i problemi economici del paese non si azzerano i doppi ruoli pubblici (magistrati che conservano ruolo e stipendio mentre ricoprono altri incarichi ben retribuiti, e parliamo di centinaia di migliaia di euro), ma si tagliano i compensi dei presidenti di uno dei pochi settori in cui lo stato fa una bellissima figura. I parchi conservano un valore per tutti i cittadini grazie al superlavoro dei propri dipendenti e del Corpo Forestale dello Stato, portano valore economico e incrementano la qualità della vita.

I presidenti dei parchi non sono presidenti di bocciofile: tra l’altro hanno la responsabilità legale degli enti e dunque il loro ruolo non può essere onorario, come il ragioniere centrale dello stato sostiene. E indovinate un po’ di che cifre astronomiche si tratta? Quale risparmio si ottiene? In media 1.500 euro netti al mese, che, messi tutti insieme, probabilmente non fanno lo stipendio mensile del ragioniere centrale.

Siamo tutti disposti a fare sacrifici ed è giusto che chi ha di più paghi di più, ma qui rasentiamo il ridicolo: un risparmio inesistente per chi si prodiga quotidianamente a proteggere i gioielli del Belpaese. Siamo oltretutto in una congiuntura particolare: molti presidenti dei parchi sono in scadenza e vanno rinnovati o sostituiti. Chi si potrà chiamare a zero euro di compenso? Chi vorrà venire, magari spostandosi da un’altra regione? Come si spera che i parchi reggano a questi attacchi continui? Poi ci si mettono le solite resistenze inculturali: al Parco Nazionale del Circeo è stato appiccato il fuoco nei pressi della residenza del presidente, tanto per capire che aria tira. E, infine, si vorrebbe rivedere la legge 394 istitutiva dei parchi nazionali. Per migliorarla? Può darsi, ma i primi emendamenti non lasciano sperare nulla di buono. Forse sarebbe meglio chiudere i parchi nazionali e dire coerentemente addio alla protezione della natura nel nostro paese.

Mi sono permesso di riportare l’articolo per intero in quanto “Consumatori” non è una rivista normalmente in vendita nelle edicole e perché mi sembra giusto diffondere la notizia, avendo anch’io una casa all’interno di un parco che vorrei venisse difeso con tutti gli strumenti del caso. Un altro chiaro esempio, se di altri esempi ci fosse ancora bisogno, di quanto le norme anticrisi adottate da questo governo siano una farsa, una barzelletta esattamente come il premier che ci ritroviamo. E non dimentichiamoci del suo organico che, invece di mettersi a recuperare soldi con gli sprechi reali, si mette a costruire manovre “ad cazzum” infilandoci dentro cose come queste.

L’Odissea dell’Ocelot

Il portatile nuovoOvvero come se l’è cavata l’Oneiric Ocelot, cioè Ubuntu 11.10, sul mio nuovo portatile Samsung.

Ebbene si, alla fine anch’io ho deciso di comprarmi un portatile che mi è costato varie vicende. La più bella è stata il dipendente della Comet di Carpi che al solo nominare “Linux” è rimasto terrorizzato e non ha voluto darmi alcun giorno di prova. Quando ha iniziato, letteralmente, a balbettare “non esiste… non si può fare…” gli ho risposto “allora ciao.” e me ne sono andato.

La scelta, comunque, è ricaduta su un Samsung Serie 3, con display da 15.6″, una bella tastiera simil-mac con tanto di tastierino numerico (che su un 15″ è abbastanza rara, di tutti quelli in mostra era l’unico ad averla), ma soprattutto equipaggiato di una APU Fusion di AMD. Una sfida decisamente interessante… come si comporterà l’appena nato Ubuntu 11.10 con una APU A8? E’ quello che scoprirete nell’entusiasmante viaggio che vi propongo dopo il salto.

Continue reading